La finestra del bagno si affaccia sul palazzo a fianco, ma oltre l’angolo si vede una piccola porzione della strada e oltre ad essa altri palazzi e la ferrovia. La città sullo sfondo. Giacché i suoni della casa sono attenuati tra le mura adorne di piastrelle bianche, dal vetro filtrano quelli della città. Un tempo si sentivano anche i treni passare con il loro fischio. Ora ciò che resta sono i suoni della strada.
Eppure c’è un momento, di sera, in cui essi cambiano, assumono un tono lento, calmo, malinconico. Mi ricordo che ero uso a fumare l’ultima sigaretta del giorno prima di coricarmi, sul terrazzo che si affaccia sulla strada e nella calma meditativa della notte, mi ritrovavo sovente ad ascoltare quella inusuale musica della sera e lo spettacolo pirotecnico delle luci. Non so perché, allora, risaliva dal mio stomaco una strana sensazione, come lo sfarfallio che si prova per un amore o per l’ansia causata da qualche preoccupazione, ma più tenue, quasi dimesso. Ancora adesso lo provo, ascoltando quel suono o quello delle auto che sfrecciano sulle strade umide di pioggia, in sottofondo.
27 febbraio 2011
