Al tramonto la luce oro e vermiglio riflette i suoi fiochi raggi sui glicini in fiore. E’ tutto sbocciato all’improvviso, dal pallido sole di marzo è come essere trasportati all’improvviso nei giorni di luglio, come se il tempo avesse fagocitato tre mesi senza tanti complimenti. Anche l’atmosfera è la medesima, il calore asfissiante, la timida brezza calda che provoca arsura.
Sul fare della sera si odono voci di fanciulli risalire dai cortili. Li ascolto in ogni dove, come un sottofondo, senza porci attenzione cosciente, ma sono sempre lì ad aleggiare nel vespro.
Poco fa ero seduto accanto alla finestra spalancata in cerca di qualche alito di vento, ora più fresco, immerso distrattamente nella lettura di un romanzo, quando ho alzato lo sguardo verso il platano e oltre, sugli edifici scintillanti degli ultimi raggi di sole e li ho uditi di nuovo. Ho abbassato lo sguardo per cercarne la fonte e nel cortile della casa a fianco li ho visti, tre bambini che giocavano spensierati. E all’improvviso mi sono ricordato fugacemente di quando un cortile poteva essere grande come la terra e il mondo là fuori un universo sconosciuto.
10 aprile 2011
