Ho sognato la notte scorsa. Un sogno il cui ricordo è ora confuso, eppure sembrava avere una trama definita. A grandi linee si svolgeva così: ero con un’altra persona (non mi ricordo se donna o uomo) e stavo indagando su qualcosa. La chiave del mistero era una scritta o un dipinto nascosti sotto uno strato superficiale di vernice di una porta. La porta era quella di una stanza di un albergo, una foresteria di vecchio stile mitteleuropeo, dalla struttura articolata e piuttosto grande. Eppure ho come l’impressione che all’inizio del sogno fosse un banale motel in stile americano. Ricordo solo che non sono riuscito a completare l’indagine. Mentre cercavo di raggiungere la porta sentivo giungere dalla tromba delle scale degli inservienti. Sapevo di non potermi far scoprire e così sono uscito dal lucernario, fuggendo dai tetti. Per tentare di rientrare cercavo un’altra apertura, ma tutte erano sospese sopra vuoti insondabili. Alla fine non so come mi sono calato dal fianco dell’edificio, rallentando assurdamente la corsa sui davanzali delle finestre.
Mi sono svegliato con una sensazione di arsura fastidiosa. Nella penombra della stanza ho cercato la sveglia retroilluminata e ho guardato l’ora. Le 7.30, avevo spento a mezzanotte. In media una dormita dignitosa, ma mi sono rigirato e ho cercato di riprendere sonno. Non ho avuto molto successo, alle 8.10 ero di nuovo sveglio, anche se non molto lucido. Le palpebre erano pesanti, ma mi ha preso l’angoscia di addormentarmi di nuovo e ritrovarmi catapultato in quel sogno assurdo. Mi sono alzato, ho sollevato la tapparella e ho guardato fuori dalla finestra. Un insondabile grigiore. Che il sogno fosse frutto della mia meteopatia? Mi sono recato barcollante in cucina, ma quasi non mi reggevo in piedi. La mia pressione sanguigna doveva essere piuttosto bassa.
Ora invece splende il sole, il platano brilla di riflessi oro e verdi e la luce è così intensa che ho dovuto abbassare la tendina parasole, che col suo colore rosso illumina la stanza di una particolare penombra rossastra. Per fortuna che esiste il sencha a corroborare spirito e corpo…
